“Il mio giro è finito e sto aspettando di partire per l’aeroporto.

Mi sembra di aver fatto tutto quello che mi ero prefissato.

Sono stato molto contento di essere stato qui e adesso, se permettete, sono molto contento di andarmene da quest’isola e tornare nel più tranquillo e silenzioso Cile.

Volete che vi racconti un episodio che mi porto via e che mi rimarrà impresso a lungo?

Con il gruppo dei giovani stavamo facendo un giro nella periferia di Haina, un orribile suburbio, fatto di baracche e di miseria. Siamo accompagnati da Milagros e da tre donne del posto e una di queste si ferma a salutare una donna di mezza età con un neonato in braccio. La donna è nerissima e ha un volto sofferente. Milagros ci invita a vedere dove abita e percorriamo un passaggio fangoso, stretto fra due baracche. Ci spiega che quella donna è scappata da Haiti dopo il terremoto, in cui ha perso quattro dei suoi otto figli. La casa che è riuscita a trovare è un tugurio di due metri per tre. Dentro c’è la figlia più grandicella, anche lei con un bambino in braccio. Ci spiegano che le due madri non mangiano da giorni, per cui il latte non arriva e i bimbi sono sfiniti.

Mi allontano dalla porta per dare la possibilità agli altri di rendersi conto di quella situazione e capire con i loro occhi che la fame esiste davvero, e che ha un volto molto brutto. Chiedo ad una delle accompagnatrici se è opportuno dare un aiuto economico a quella donna.

Claro que si, me parece que si pueden sería perfecto”. E così do a Milagros un biglietto da duemila pesos da darle, vale circa cinquanta euro (denaro di un amico da destinare a questi casi). Poi, per uscire da quello stretto passaggio devo ripassare davanti alla porta della donna. Ed ecco lo spettacolo. Un sorriso che mi è entrato in fondo all’anima e ci resterà a lungo. Per settimane e settimane, con quel denaro non avrebbero più avuto fame ed il latte sarebbe tornato. E poi, chissà. Ma oggi è oggi e la donna è felice.

Quando a sorridere è una persona sfasciata dalla miseria e dal dolore, vi assicuro che si tratta di un sorriso che nessuna parola può descrivere.

Chiudo qui. In questo giorno di Ferragosto, fra un po’ verranno a prendermi per andare in aeroporto.

Sono certo che quando vedrò dal finestrino dell’aereo quest’isola allontanarsi, rivedrò il sorriso di quella donna…

Un caro abbraccio a tutti”

Roberto, presidente di Dona un sorriso ODV

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